eLiterature & Electronic Literature

Filippo Rosso – Testo

CC BY-NC-ND 3.0
Fabio De Vivo

INTERVISTA

con

FILIPPO ROSSO

eLiterature e Hypertext Fiction

a cura di

Fabio De Vivo



—————————————————————

L’intervista consta di 28 domande suddivise in tre argomenti: eLiterature, Hypertext Fiction e correlazioni.

—————————————————————

1

Il tuo percorso formativo come autore di un ipertesto narrativo è stato influenzato da altri autori, da studi particolari o da esperienze specifiche?

Sono laureato in ingegneria informatica a Roma. Nel 2001 sono stato presente a degli incontri svolti a Roma, Forte Prenestino, a cura di Avana che era un network di persone, come loro si definivano, proprio sugli ipertesti e sulle forme digitali. Diciamo che per l’epoca era qualcosa di molto pioneristico e si respirava un atmosfera molto fertile. Erano gli inizi della rete vista da questa parte di mondo e così sono stato introdotto a questa possibilità, ossia coniugare tutti ciò che prima avevo visto come ingegneristico con qualcosa di letterario. Sostanzialmente sono entrato in contatto subito con i vari teorici, i vari Landow, Bolter, e tutti quelli che noi conosciamo e anche, ovviamente, non solo con teorici, ma anche con scrittori che ognuno magari ha letto, quindi Calvino, Cortasar, James Joyce. Mi sono così messo a capo fitto a scrivere questo ipertesto, poi in realtà la cosa buffa è venuta dopo, perché subito dopo mi sono accorto che, in realtà, il fermento che aveva portato all’ipertesto era un seme che era stato in qualche modo sparso in odori anche per dire insospettabile. Per esempio c’era tutto un gioco di rimandi con link all’interno del proprio lavoro, della propria memoria di autore e di uomo, in Sereni, nella poesia di Vittorio Sereni, che era una poesia, se si vuole strumentalizzarla in questo senso, molto ipertestuale. Oppure anche in Zanzotto, un altro poeta che parla di geografie di luoghi sotto forma di tracce e di rimandi, di memoria e di storia. Quindi da lì ho poi scoperto che sostanzialmente la letteratura digitale si può fare anche senza un supporto “digitale”.

2

Il concetto di ipertesto narrativo presenta dei vantaggi o degli svantaggi rispetto a un testo narrativo tradizionale?

L’ipertesto, come forma digitale, ha tutti i vantaggi e gli svantaggi del suo insieme più generale che è quello della letteratura digitale in senso lato. Quindi ci sono dei vantaggi resi dal mezzo digitale stesso, che sono la possibilità di interagire, un certo tipo di immediatezza, di flessibilità, la possibilità di modificare in tempo rapido il contenuto e di mostrarlo in un gioco sempre aggiornato e sempre presente. Più immediato nei confronti del testo scritto anche nel senso che presenta meno passaggi, meno intermediazioni. Ovviamente sussistono anche molti svantaggi legati al passaggio storico che noi stiamo vivendo nel rapporto con questa nuova forma espressiva. Spesso infatti accade che le persone che hanno contatti con l’ipertesto narrativo e con la letteratura digitale in senso generale hanno problemi ad avere un rapporto naturale, immediato. Quindi c’è una minore trasparenza anche del testo narrativo, perché ci si dimentica che in realtà esso può essere fruito anche in modo naturale. Ma, probabilmente, questo rapporto di naturalezza sarà sviluppato in futuro.

3

Puoi spiegarci cosa intendi quando chiami il tuo s000t000d un ipertesto narrativo a tre dimensioni?

Questo ipertesto è sostanzialmente un esperimento poiché nasce in un contesto per noi nuovo. Ho voluto giocare con i livelli narrativi e ho voluto che si esemplificassero in tre dimensioni appunto, che poi rappresentano sostanzialmente lo spazio in cui il fruitore dell’ipertesto si può muovere. Quindi la “s” sta per spazio, la “t” sta per tempo e la “d” sta per livello di dettaglio, quindi questa è una cosa molta criptica in realtà. s000t000d è sostanzialmente uno spazio-tempo e, in più, ho anche aggiunto un livello di dettaglio.

4

Ci puoi illustrare qual è stato il processo creativo alla base della realizzazione del tuo ipertesto narrativo?

L’ipertesto è nato in un momento di forti sconvolgimenti personali e anche forti coincidenze. Nel 2001 stavo a Los Angeles, che è una città di per sé senza centro o, se si vuole, multicentrica, quindi una città che è già di per sé rizomatica. Stavo camminando su una collina di un parco, Griffith Park, che è appunto uno dei luoghi presenti nell’ipertesto, l’ipertesto è infatti situato tra due coordinate Roma-Los Angeles. A un certo punto camminando mi  accorgo che c’erano dei profumi che mi riportavano proprio a Roma, ed erano appunto i profumi della macchia mediterranea che cresce anche in California. Quindi in un posto così lontano mi sono accorto che c’erano delle tracce quasi invisibili che mi collegavano invece così fortemente, così direttamente ad un’altra città. Quindi lì è nato il primo link dell’ipertesto e successivamente si sono aggiunte altre dinamiche, altre componenti oltre alla città senza centro che è Los Angeles in cui il personaggio si muove caoticamente, con la macchina, per le colline di Hollywood, senza un riferimento, tra strade che a differenza di quelle proprie di Los Angeles sono anziché dritte, di un ondulato circolare. Da lì poi è nato tutto un altro aspetto, ossia di legame di memorie tra persone che abitano a Los Angeles e di memorie di persone che invece abitano a Roma. Quindi questo ipertesto è stato sostanzialmente un grande puzzle che si è creato dall’incontro di una teoria, che appunto è la teoria ipertestuale, ed una esperienza di viaggio.

5

La non linearità, la non consequenzialità della trama e i diversi percorsi di lettura possano inficiare o modificare significativamente la lettura del testo?

Questo sicuramente. L’ipertesto ha un tipo di funzione completamente diversa rispetto al testo narrativo classico. Possiamo dire che è un problema di approcci. Il lettore che si affaccia a leggere un testo, ancora oggi è portato a rispettare i canoni dettati dalla tradizione della trama narrativa lineare. Checché ne dica Pennac, che rivendica il diritto del lettore a saltare le pagine, questo non è esattamente vero, e chi si affaccia per la prima volta all’ipertesto viene spiazzato, uno spiazzamento che ricorre spesso. Però l’ipertesto dona anche al lettore un nuovo potere, ovvero il potere di decidere qual è il percorso e, in tal modo, il lettore attento riesce a sviluppare un nuovo tipo di piacere di lettura.

6

Si può dire che nella lettura del tuo testo i vari nodi seguono un andamento non sequenziale, bensì uno casuale basato sulla semantica delle lessie? Questo non inficia la intelligibilità del testo?

Non parlerei tanto di semantica quanto di analogie. Del resto anche il primo teorico dell’ipertesto, Vannevar Bush, nel ’45 aveva intitolato il suo saggio “As We May Think”. Quindi di fatto l’ipertesto può anche essere visto come una mappa mentale, una mappa che agisce a livello di memoria e di analogia del pensiero e con il pensiero. Faccio un esempio, nel mio ipertesto c’è a un certo punto un link sulla parola “ferrovia” che non porta a nulla di semanticamente vicino con ferrovia, ma porta a un luogo di Roma che è invece topologicamente connotato da una ferrovia. Quindi sicuramente c’è qualcosa di difficile dal punto di vista anche della intelligibilità, spesso ci si chiede infatti “qual è il nesso?”, e qui non nascondo che ci sono dei limiti da questo punto di vista anche nel mio ipertesto. Quindi il problema è proprio questo, l’intelligibilità è legata non tanto a decifrare una storia, quanto invece a decifrare una geografia. L’ipertesto narrativo è, se si vuole, una scrittura topografica e non logocentrica. Ossia non si va a rapportarsi con un discorso, ma con un modo di pensare. E’ lì il grande scarto.

7

Esiste un inizio e una fine nel tuo ipertesto e che regole segue la funzione “salta lessia”? Questa struttura rizomica non inficia la drammaticità del testo?

La funzione “salta lessia” opera effettivamente un salto, causale. E’ questa una funzione di corredo. Fondamentalmente, il mio ipertesto si compone di una mappa e di un insieme di lessie. Poi ho voluto aggiungere questa funzione di corredo che in qualche modo esemplifica la libertà stessa del lettore di saltare e di raggiungere qualsiasi parte dello spazio con una sorta di teletrasporto, che poi è quello che succede anche in Second Life, che non ha caso usa il teletrasporto proprio perché offre un senso di libertà, di spazio aperto.

Sicuramente possiamo discutere se questo saltare, piuttosto che seguire un andamento narrativo lineare, può o meno inficiare sulla drammaticità. Come facciamo a ricreare un Delitto e Castigo a livello ipertestuale? E’ possibile? Ma in Delitto e Castigo quello che funziona egregiamente è proprio questo passo, passo, passo … Quindi è questa la grande sfida. Io sono, se si vuole, anche scettico, perché penso più che altro che non dovremmo andare a “ricercare” un Delitto e Castigo, ma dovremmo invece “creare” qualcosa di nuovo, qualcosa che ancora non è stato tentato.

Per quando concerne l’inizio e la fine, effettivamente non esiste un inizio e una fine, perché non c’è ipertesto senza rizoma e non c’è rizoma con un inizio e una fine.

8

Lo stile narrativo del tuo ipertesto dà l’impressione di essere telegrafico nelle espressioni, distaccato nel rapporto narratore/lettore, criptico ed evocativo nello stile retorico. Pensi che questo sia conseguenza della struttura stessa dell’ipertesto o è una tua scelta artistica?

Sicuramente a livello di lessie possiamo discutere dello stile, probabilmente uno stile retorico a livello personale superato. Lo stile delle lessie infatti è ancora, se si vuole, tradizionale, però quello che poi in realtà fa l’odore di un ipertesto non è tanto scrivere le lessie, quanto invece disegnare la struttura dell’ipertesto, che tra l’altro è un tipo di tecnologia della scrittura che di per sé è molto inclusivo, proprio perché aggrega nodi. Quindi, nel mio ipertesto ho provato a portare questo “disegnare” anche a livello  stilistico, all’interno delle lessie, tant’è che ho scritto solo parte delle lessie, altre sono invece dei frammenti (all’epoca andava molto di moda il discorso del frammento, vedi Blob di Enrico Ghezzi) che non ho scritto io ma che ho preso da quaderni di mia sorella che stava in terza elementare e scriveva delle favole. Inoltre, ci sono anche dei brani presi da giornali o da un menu. Quindi il mio stile spero passi questo, ossia spero che non venga associato alla scrittura di una lessia in particolare, ma che venga associato all’insieme degli stili che si compongono all’interno dell’ipertesto.

—————————————————————

THE FULL INTERVIEW:

Eliterature & NetArt Forum

—————————————————————

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: