eLiterature & Electronic Literature

giugno 29, 2011

Call for Paper: Le nuove narrazioni

CC BY-NC-ND 3.0
Fabio De Vivo

Continua a diffondersi in Italia un crescente interesse nei confronti del fenomeno culturale denominato Letteratura Elettronica o anche Letteratura Digitale (eLiterature). In questa direzione, la rivista scientifica Testo e Senso dell’Università di Tor Vergata ha deciso di dedicare un intero numero al fenomeno del New Media Writing. In tal senso, il Dossier 2011 curato da Fabio Ciotti si propone di raccogliere articoli scientifici prodotti da studiosi italiani sull’argomento della e-Literature attraverso la modalità del double blind peer review, fondamentale per dare rigore scientifico alla pubblicazione. Inoltre nel Dossier 2011 apparirà la traduzione in italiano del saggio di Katherine Hayles “Electronic Literature: What is it?” (2007). A tutti gli interessati è qui disponibile il call for paper. Deadline 31 luglio 2011.

Segnalo inoltre la nascita della Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale, il cui scopo, cito, è quello di “promuovere e diffondere la riflessione metodologica e teorica, la collaborazione scientifica e lo sviluppo di pratiche, risorse e strumenti condivisi nel campo dell’informatica umanistica, nell’uso delle applicazioni digitali in tutte le aree delle scienze umane, nell’analisi sui fondamenti umanistici delle metodologie informatiche e nello studio dei fenomeni  culturali emergenti dal mondo digitale”.

Infine, segnalo che stiamo lavorando assiduamente alla European eLiterature Collection per migliorare il portale e uscire con la prima pubblicazione. E’ già disponibile una nuova versione del sito e a breve sarà attiva anche la sezione “Collezione” dove abbiamo già raccolto e recensito diverse opere di Letteratura Elettronica. Ricordo a dutti gli autori interessati che il call for paper è sempre aperto e l’indirizzo per richiedere l’inclusione della propria opera nella prima antologia europea sulla Digital Literature è postmaster [at] eliteraturecollection.eu.

febbraio 8, 2011

Electronic Literature Collection Volume 2 (ELC v.2) – Official Release – Review

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Fabio De Vivo

La ELO (Electronic Literature Organization) continua il suo operato di antologizzazione delle opere di eLiterature. Ecco infatti la nuova collezione ELC2 – Electronic Literature Collection Vol. 2 curata da Laura Borràs, Talan Memmott, Rita Raley e Brian Kim Stefans. Come la ELC1 anche la ELC2 raccoglie sessanta opere di eLiterature con grandi classici precedentemente non raccolti nella prima antologia come Screen di Wardrip-Fruin e Façade di Michael Mateas e Andrew Stern. ELC2 raccogli inoltre autori già presenti in Elc1 come Jason Nelson (di Dreamaphage), J. R. Carpenter (di The Cape) – presenti anche alla OLE – Judd Morrissey (di The Jew’s Daughter), Stuart Moulthrop (di Reagan Library), William Poundstone (di Project for Tachistoscope), Kate Pullinger (di Inanimate Alice, Episode 1: China). Sono raccolte anche opere di autori prima non presenti in ELC1 ma ben noti in ambito eLiterature come Nick Montfort (attuale presidente della OLE), Scott Rettberg (Coordinatore ELCPIP), Stephanie Strickland e tanti altri come Rui Torres, Serge Bouchardon – questi ultimi due presenti anche all’OLE – Alan Bigelow, David Clark, Juliet Davis, Caitlin Fisher, Isaías Herrero, Justin Katko, Bjørn Magnhildøen, Chico Marinho, Mez, Jaime Alejandro Rodríguez, Braxton Soderman, Ilya Szilak, Eugenio Tisselli e Christine Wilks.

Per il momento mi soffermo su un grande classico Screen (2003) di Wardrip-Fruin (che ha anche contribuito al mio Project Interview) realizzato in collaborazione con Robert Coover et al. Screen è un fantastico esempio di Locative Narrative di tipo Site-Specific Installation per ambiente CAVE. Screen è un’opera performata in un ambiente tridimensionale virtuale (CAVE), adoperando, come dispositivi estensivi dei sensi umani, occhiali 3d e guanti con sensori di movimento. Screen offre una modalità di fruizione che non è semplice lettura, bensì una complessa interazione tra la mente, il corpo ed il testo. L’opera inizia come un’esperienza di lettura e di ascolto, che vede spezzoni di memorie apparire sulle quattro pareti a schermo della stanza virtuale e circondare completamente il lettore.  Lo scopo di Screen non è quello di rendere un testo intellegibile, bensì quello di utilizzare il testo come materiale di gioco in modalità non ancora esplorate. Il progetto CAVE è stato avviato nel 1997 dalla collaborazione di sei dipartimenti della Brown University e si riferisce all’ambiente virtuale tridimensionale realizzato adoperando le più moderne tecnologie di Virtual Reality. Per la sua scalabilità, adoperato sia per discipline umanistiche che per discipline scientifiche, CAVE risulta essere uno dei pochi siti al mondo ad offrire, in maniera estensiva, la possibilità di sperimentare gli effetti e i vantaggi offerti dalla realtà virtuale. Il progetto è costato oltre un milione di dollari e l’ambiente risulta fruibile solo da chi ha la possibilità di lavorare o collaborare direttamente con centri di ricerca di eccellenza. Una forte limitazione per la distribuzione di massa delle opere create per questo innovativo ambiente. Da alcuni anni, tuttavia, si sta cercando di trasporre le possibilità creative di CAVE e di allargare la possibilità di fruizione delle opere derivanti usando gli authoring tool e i multimedia player di casa Apple, come in questo caso e anche nei casi di Lens e Torus di John Cayley, scaricabili on line in versione riadattata per Quick Time. Tale trasposizione porta ovviamente con sé le limitazioni della tecnologia adottata in sostituzione della complessa e costosa realtà virtuale adoperata in CAVE.

Lo scopo di Screen, infatti, non è quello di rendere alla fine una ricostruzione del testo intellegibile, bensì quello di utilizzare il testo come materiale di gioco in modalità che, l’annosa questione della relazione tra ludico e letterario[1], “has not previously explored


[1] Cfr.: 3.2.4.

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